Violenza a Torino

14.03.2026

Il 31 gennaio ci sono state diverse situazioni poco gradevoli a Torino, riguardanti le manifestazioni contro la chiusura di Askatasuna, un centro sociale occupato che da molto tempo era lì, e già nel maggio 1999 si era tentato di sgomberarlo, senza successo.

La manifestazione del 31 gennaio ha portato a diversi scontri tra manifestanti e polizia. Proprio su questo punto ci soffermeremo per fare un po' di chiarezza.

I nuclei originari del corteo pacifico erano partiti alle 14:30 dalle stazioni Porta Nuova e Porta Susa e da Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche.

Il corteo si era riunito intorno alle quattro del pomeriggio presso Piazza Castello, per poi dirigersi verso Piazza Vittorio Veneto, il tutto pacificamente e concordato con le autorità; finché, verso le 16:30, al corteo si era unito un gruppo di persone col viso coperto, vestite di nero, che iniziato a staccarsi dal gruppo per dirigersi altrove, cosa che è poi sfociata in una guerriglia con la polizia durata fino alle 18:30, in Corso Regina Margherita, dove erano state create barricate con cassonetti, in Piazza Vittorio Veneto, dove erano stati aperti gli idranti dalla polizia ed erano stati lanciati lacrimogeni per far scappare i manifestanti, e in Via Po e limitrofe, dove erano avvenuti inseguimenti e lanci di oggetti contro gli arredi urbani.

In particolare, vicino a Largo Montebello, uno dei gruppi che avevano acceso la guerriglia, si era avvicinato a un poliziotto, accerchiandolo e prendendolo a martellate (piano, per fortuna) e a calci, cosa che ha scandalizzato il governo Meloni e che gli ha permesso di fare campagna elettorale per il referendum sulla giustizia, indicando che quelli che avevano picchiato il poliziotto avrebbero votato no e avrebbero ringraziato le toghe rosse, una cosa assurda, per il semplice fatto che il corteo doveva essere pacifico, e quel gruppo si era staccato per conto suo, ed era compito della polizia bloccarlo, è stato difficile per la carenza di pattuglie a Torino, tema completamente ignorato da Giorgia Meloni, oltre al fatto che la magistratura aveva fatto semplicemente il proprio lavoro, in rispetto del codice penale, i processi non possono essere gestiti dal governo, siamo in una democrazia.

La polizia aveva però un pessimo comportamento durante la guerriglia, reagendo in modo estremamente violento prendendosela con i manifestanti innocui, tra cui un fotografo, preso a calci e pugni mentre altri poliziotti lo tenevano fermo, stava solo fotografando, e pare che in Italia la libertà di stampa sia un diritto di tutti dal 1948, scritto nell'articolo 21 della Costituzione Italiana, che recita: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."

Ma non solo il fotografo è stato picchiato a sangue, molte altre persone innocenti sono state prese a manganellate in testa e la sciate lì sanguinanti, senza la possibilità di chiamare un'ambulanza, sono numerose le scene raccapriccianti che girano sui social.

E mentre a Niscemi una frana provocava distruzione Meloni andava a dare solidarietà ai poliziotti feriti, che non si sono in realtà fatti niente.

Giacomo Gasparri

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